mercoledì 8 luglio 2009

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Meglio di Diabolik

Ancora una chicca semi-sconosciuta. Ci sarà tempo di parlare di fumetti noti. E poi tutti ne parlano per cui o dici qualcosa di interessante oppure è meglio se stai zitto. Tanto, le cose normali sono state già scritte, e basta Google. Le cose poco note, invece, hanno il pregio di fornire informazioni interessanti anche senza entrare troppo in profondità.


Dunque, nel 1990 avevo 12 anni. Ero cresciuto con Topolino, il Corriere dei Piccoli (ma ormai li avevo abbandonati da tempo), Braccio di Ferro, Geppo, e da qualche anno leggevo anche Mister No e Martin Mystere - e Tex, che lo comprava il mio papà ma a me non piaceva tanto. La moda di Dylan Dog stava arrivando, ma a me non mi aveva ancora raggiunto. Un bel giorno d'estate, poco prima di partire per il mare, vado col mio papà in edicola per fare scorta di letture da spiaggia. Tra gli albi esposti mi colpì il n.1 di un fumetto che si chiamava Jolly ed era intitolato L'inafferrabile. In copertina c'erano una bella bionda e un uomo con una strana maschera che abbracciava la donna, stringendo fra le mani una collana splendente. Il formato era quello che poi avrei imparato a chiamare "libretto", ma all'epoca non facevo tanto caso a queste cose. Lo presi.







Al mare lo avrò letto e riletto 50 volte, tanto che ancora mi ricordo la trama: Dex Norton è un giovane miliardario scansafatiche che si gode la bella vita. In apparenza. In realtà è Jolly, il terribile ladro che insieme alla sua fidanzata Fuxia compie furti ai limiti dell'impossibile. Nel primo episodio Jolly si reca in Russia per rubare un microfilm contenente una formula per ricreare artificialmente i diamanti. Grazie ad un piano meravigliosamente congegnato e ai suoi fantastici marchingegni (compreso il plastoskin che gli permette di modellare i lineamenti del viso) riesce a rubare la formula, che però va distrutta per una disattenzione (!!!). Contro di lui c'è Mirka Steffen, un abile ispettore che, forse, è segretamente innamorata di lui.
Niente male per un ragazzino di 12 anni che ancora doveva scoprire tante cose del mondo dei fumetti. Il mio papà però, quando se lo lesse sotto l'ombrellone, me lo rilanciò indietro con una faccia un pò schifata, pronunciando un lapidario: "E' un plagio di Diabolik". Io, sinceramente, non sapevo cos'era un plagio, e nemmeno sapevo chi era Diabolik (sì, l'avevo visto in edicola, ma ancora non era mai entrato in casa mia), così rimasi un pò perplesso ma con la convinzione che, appena avessi avuto 2000 lire, mi sarei comprato il mio primo Diabolik.
Quando mi capitò di leggerne uno, il mio pensiero fu: "Sì, carino questo Diabolik, ma Jolly è moooolto più bello!". Non avevo, diciamo, ben chiara la prospettiva, e la proporzione, delle cose... Il fatto è che Jolly era in pratica la fotocopia del Re del Terrore, ma aveva due elementi in più: molte tette di fuori (le vignette che ricordo meglio, eheh) e, in alcune storie, un sapore vagamente orrorifico, certamente influenzato dalla moda dilagante di Dylan Dog.



Molto tempo dopo scoprii che il discorso delle tette era la naturale conseguenza del fatto che l'editore di questa collana era Renzo Barbieri, il patron della Edifumetto , una delle case editrici degli anni '70 celebre per i fumetti erotici (Jacula, Zora, Biancaneve, Necron ecc. ecc.). Evidentemente il lupo aveva perso il pelo ma non il vizio...
La casa editrice di Jolly si chiamava invece Renzo Barbieri Editore, e in quel periodo iniziò a pubblicare anche altre testate (che acquistai in maniera non continuativa, soltanto da poco mi sono procurato tutti gli albi). C'erano Black Jack (un clone di Dylan Dog, tra i migliori del periodo), Donna Blu (una specie di giallo) e Sphero (fantascientifico). Quattro testate, tutto sommato, molto carine. Poi c'era un Western dal titolo Colt, che in realtà era una ristampa di un fumetto degli anni '70 (Jesus, mi sembra) scritto e disegnato dai fratelli Missaglia, e qualche collana che ristampava qualche personaggio erotico degli anni '70, principalmente le opere di Magnus e Frollo.

Ma torniamo a Jolly. Dicevo che è una fotocopia di Diabolik. E in effetti è così. Le uniche cose che lo distinguono sono il fatto che è biondo (in effetti ricorda un pò Anthony Logan, alias Kriminal) e invece della Jaguar ha una Ferrari Testarossa, che dà un certo gusto anni '80/inizio '90 al tutto. I credits danno come ideatore Renzo Barbieri, come sceneggiatori Rubino Ventura, Gilberto Fiorani e Alberto Savini, mentre ai disegni quasi sempre Giorgio Montorio (già disegnatore di Diabolik) e Mario Guida per il n.6.
La serie terminò col n. 7 e, devo dire, fu abbastanza traumatico non trovarlo più in edicola. Ripensandoci ora mi viene un pò da sorridere. Era un fumetto fuori tempo massimo, che arrivava con trent'anni di ritardo e, come se non bastasse, che ricopiava pesantemente il suo princiaple rivale. Tuttavia lo ricordo con affetto come il mio primo "nero" ed è stato questo fumetto, cioè l'idea che esistesse qualcosa di simile a Diabolik, a spingermi ad andare a cercare, molti anni dopo, le testate degli anni '60 note come "neri minori" (Sadik, Fantasm ecc.) che oggi sono uno dei miei principali campi di interesse.
Collezionisticamente parlando:
Escono 7 numeri, in formato libretto, dal Giugno al Dicembre 1990. Il n. 8 dal titolo Paura a Neopolis, è annunciato ma non è mai uscito (proprio come accadeva negli anni '60...).
E' piuttosto facile da reperire, e la serie completa vale pochi euro.

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