domenica 22 novembre 2009

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[DIARIO] Un risveglio fumettistico con Casabianca

Stamattina, molto di buon'ora (non avevo neanche preso il caffè), mi è squillato il telefono e la sorpresa e il piacere sono stati immensi quando ho sentito che dall'altra parte del filo c'era Annibale Casabianca, storico disegnatore romano (classe 1929) che tanto ha dato al fumetto italiano del dopoguerra.



Ho avuto la fortuna di trovare Annibale grazie ad una transazione su Ebay oltre un anno fa e da allora siamo rimasti in contatto (avevo riconosciuto il suo nome e ho iniziato a rompergli le scatole con le mie domande...) . Da persona gentile e disponibile qual è, ha trovato oggi un pò del suo tempo da dedicare ad uno scocciatore incallito come il sottoscritto, per una chiacchierata che per email era difficile portare avanti.

Gran parlatore (fantastico pregio!), mi ha cominciato a raccontare a ruota libera aneddoti della sua lunga carriera di disegnatore, dalle sue prime esperienze importanti con gli editori Cecchini e Remondini (per i quali disegnò tutte le storie delle due collane Albi del Condor e Albi del Caimano) al suo sfortunato tentativo di fare una casa editrice (esperienza interessantissima, a cui penso che dedicherò un post prima o poi), all'America che trovò in Francia, alle collaborazioni con lo Studio D'Ami prima e lo Studio Giolitti poi per le pubblicazioni inglesi ("Una cosa terribile i disegni richiesti dall'Inghilterrra, specialmente per le storie di guerra. Le sceneggiature erano spesso fatte da grandissimi scrittori, ma proprio per questo ci chiedevano l'impossibile, tipo disegnare il povero inglese in una trincea attorniato da 20-30 carri nemici") . E poi ancora mi ha parlato delle sue amicizie con Jacovitti, D'Antonio, Giovannini, Pratt (col quale poi chiuse tutti i rapporti per faccende private), della collaborazione con Lanciostory, e tante altre cose.


Tavole di Casabianca tratte dalla storia autoconclusiva "Missione senza ritorno",
pubblicata per la prima volta sul n. 3 degli Albi del Condor (1955)


Impossibile riassumere tutto in un post, come del resto è impossibile ricostruire tutta la sua produzione che è letteralmente sterminata ed è stata stampata e ristampata su innumerevoli pubblicazioni, comprese quelle più assurde e improbabili destinate al mercato delle buste sorpresa. Tra l'altro il tempo che abbiamo parlato è stato così breve, e le cose da raccontare così tante, che molti argomenti siamo riusciti solamente a sfiorarli (ma mi ha promesso altre chiacchierate, e magari un incontro di persona). Certo è che, ad esclusione del periodo in cui ha lavorato per il mercato francese (poco più di una decina d'anni tra il 63 e il '74 circa), in cui era molto ben pagato, il ricordo complessivo è segnato da una certa amarezza dovuta alla sofferenza di "lavorare come uno schiavo" a fronte di una paga "che non bastava neanche a pagare la benzina", sorte che era certamente condivisa da molti suoi colleghi e rappresenta un aspetto non certo trascurabile del modo editoriale fumettistico degli anni '50 e '60.

Uno dei suoi personaggi storici è Gordon Short, western pubblicato nel 1955 dall'editore Mario Coccia in 10 numeri, tutti realizzati da lui:



Un bellissimo aneddoto venuto fuori dalla chiacchierata di stamattina, è il seguente: un giorno Casabianca e Pratt stavano discutendo dei loro fumetti e i discorso cadde sul nome di questo personaggio. La discussione andò più o meno così:

C. : "Non so cosa significa Short, è un nome che suonava bene e mi piaceva"
P. : "Short significa corto"
C. : "Però, che nome stupido per un personaggio... Corto..."
P. : "mmm..."

E poco tempo dopo, avete indovinato, nacque il personaggio di Corto Maltese.

Tantissimi i racconti autoconclusivi che ha scritto, tra cui ne spiccano alcuni degli anni '50 che mescolano la tradizione del tratto americano (Caniff, Raymond ecc.) con le trame dal sapore nostrano. Menzione particolare per quelle storie di agenti segreti e ispettori di stampo classico come Tony Rand, personaggio di cui ha scritto anche il soggetto e che ebbe una collana tutta per sé ma che purtroppo chiuse i battenti dopo solo un numero:



Più "moderna" la produzione degli anni '60 e '70 con un tratto che ha oramai acquistato indipendenza stilistica:


Dany Coler n.4 (Cofedit 1965)


Quest'anno Casabianca ha ricevuto il premio alla carriera dall'ANAFI proprio per "una carriera partita dall’ammirazione per i grandi disegnatori americani degli anni quaranta e cinquanta, ma sviluppatasi in maniera personale ed originale nel corso di più di un quarantennio con personaggi di grande successo di cui solo una parte gustati dal pubblico italiano".

Non vedo l'ora di continuare la chiacchierata col maestro. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

2 commenti:

  1. Mi fa sempre piacere sentire parlare bene di mio padre Annibale. Grazie!
    Mi sono permesso di inserire un link a questa pagina sul mio sito web nella sezione che ho dedicato ad Annibale..
    Giovanni Casabiancahttp://www.giovannicasabianca.it/index.asp?nav=n

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  2. Grazie Giovanni. Il piacere è stato tutto mio nel poter fare una bella chiacchierata con tuo padre. Salutalo di cuore da parte mia.

    Federico

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